Cancro: le difficoltà economiche colpiscono il 70% dei pazienti

23 ottobre 2020 – L’esperienza acquisita nel corso della prima fase della pandemia vede oggi un impatto positivo nell’aumento delle guarigioni da Covid-19, nella riduzione di ricoveri in terapia intensiva e nel minor numero di decessi. “I malati di cancro però – afferma Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) e Past President ECPC (European Cancer Patient Coalition) – constatano con viva amarezza che nella fase 2 è stato invece fatto molto poco per garantire continuità di accesso alla diagnosi, ai trattamenti terapeutici e agli screening, condizione questa che porterà a registrare inevitabilmente un consistente aumento del numero di morti per cancro, non soltanto per il 2021 ma anche negli anni successivi. Ci troviamo pertanto nel mezzo di una vera e propria emergenza oncologica”. Tali considerazioni sono state illustrate da FAVO, lo scorso luglio, in audizione presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, riscontrando particolare attenzione, interesse e consenso. “Oggi FAVO – continua De Lorenzo – chiede che venga subito approvato il nuovo Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro (Piano Oncologico nazionale), con un contestuale indispensabile monitoraggio. Il Piano deve porre al centro della programmazione le Reti oncologiche regionali, tenendo conto del documento sulle ‘Revisione delle Linee Guida organizzative e delle raccomandazioni per la Rete Oncologica’, con cui le rappresentanze dei malati hanno finalmente l’opportunità di incidere in modo determinante in ogni aspetto dell’assistenza e della cura, dalla definizione dei percorsi, all’individuazione dei nuovi trattamenti terapeutici, fino alla valutazione dei servizi”.

“Nel 2020, in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore – spiega Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Le malattie oncologiche hanno un forte impatto sulla vita dei pazienti e su quella delle loro famiglie, condizionandone moltissimi aspetti, dal lavoro alla sfera delle relazioni sociali, dalla condizione economica a quella psicologica. Sul fronte dell’organizzazione, la svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in alcune Regioni e in forme diverse. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza, di estendere a tutti i cittadini i programmi di prevenzione e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi”. Un conforto viene dalla Commissione Europea che ha finanziato cinque missioni per trovare soluzioni alle cinque sfide di salute globale che il mondo sta affrontando, con uno stanziamento di 100 miliardi. Walter Ricciardi, Presidente della Missione sul cancro, la cui mission possible è salvare tre milioni di vite entro il 2030, sottolinea che “per raggiungere questo scopo sono state individuate cinque aree di intervento: comprendere, prevenire ciò che si può prevenire, ottimizzare la diagnostica e il trattamento, sostenere la qualità della vita, garantire un accesso equo. La Mission rappresenta una grande opportunità per il Paese di unire le nostre migliori eccellenze in ricerca e assistenza al fine di attivare preziose sinergie e condividere le diverse competenze in ambito oncologico. La Mission propone 13 raccomandazioni coraggiose, mirate a interventi precisi, incentrate sulle esigenze delle persone e che richiedono un livello di cooperazione mai visto prima tra cittadini, ricercatori, istituzioni e paesi”. “L’emergenza Covid-19 ha avuto significativi impatti gestionali anche per l’INPS – dichiara Raffaele Migliorini, Coordinatore Generale Medico-legale INPS – che ha dovuto salvaguardare dal rischio contagio sia i malati da sottoporre a visita per l’accertamento della disabilità che il personale INPS, sospendendo temporaneamente le visite ambulatoriali in presenza ed implementando e valorizzando gli accertamenti da remoto solo sugli atti e sulla documentazione sanitaria. Questa soluzione dettata dall’emergenza, è stata apprezzata come buona pratica dai malati che possono evitare di essere sottoposti ad un’ulteriore visita e, in termini di efficienza ed efficacia del sistema di semplificazione dell’iter, trova ratifica nell’art. 29 ter della Legge 120 dell’11 settembre 2020″.

Si è parlato di questo oggi durante la presentazione del 12° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, nel corso della XV Giornata nazionale del malato oncologico promossa da FAVO, rinviata quest’anno eccezionalmente a ottobre. È stata anche presentata la fotografia delle gravi conseguenze del cancro sulla vita professionale, scattata da un’indagine, pubblicata sul Rapporto, promossa da FAVO nel 2018 (e realizzata da Datamining, con la collaborazione dell’INT di Milano, del Pascale di Napoli e dei 34 punti informativi di Aimac su tutto il territorio nazionale) su 1.289 pazienti e altrettanti caregiver. “Donna, vive al Sud, casalinga, ha tra i 35 e i 44 anni ed è colpita da tumore della mammella. È l’identikit del paziente oncologico, in cui il disagio economico e psicologico causato dalla malattia è in assoluto più forte – sottolinea Francesca Traclò, Responsabile Area ricerca FAVO -. Più in generale, in Italia, il 70% dei cittadini colpiti da cancro manifesta difficoltà finanziarie (rilevanti nel 7%). E il 65,5% sottolinea conseguenze sulla salute mentale (gravi nel 6,7%). Per il 30% la malattia ha influito negativamente sulla carriera in termini di mancato avanzamento, riduzione dell’orario di lavoro da full-time a part-time, ricollocazione in altro ambito professionale e, nei casi più drammatici, perdita del lavoro. Tra i pazienti oncologici infatti, la popolazione attiva diminuisce dal 51% al 39% a seguito della diagnosi, un dato che sottolinea la difficoltà di mantenere il lavoro. Ben il 65% dei pazienti più penalizzati in termini di disagio economico rilevante è costituito dai non occupati (lavoro casalingo, disoccupati e cassa integrazione) e il 16% dai lavoratori autonomi (liberi professionisti, commercianti e studenti)”.
FONTE: FAVO
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