22 aprile 2026 – Fastidioso, persistente, talvolta insopportabile: il prurito è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione generale e, nelle forme croniche, può incidere sulla qualità della vita in modo paragonabile al dolore cronico. Non solo un disturbo cutaneo, ma una condizione complessa che può nascondere patologie sistemiche, influenzare profondamente il benessere psicologico e richiedere un approccio clinico altamente specializzato. Una sfida clinica articolata che vede il dermatologo in prima linea per identificare le cause e ottimizzare il trattamento.
L’importanza del prurito e le più moderne terapie per ridurne gli effetti sono al centro del 99° Congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) dal titolo “Innovazione e Ricerca: il Futuro della Dermatologia”, organizzato al Palacongressi di Rimini dal 21 al 24 aprile. Una edizione che quest’anno pone l’attenzione sulla medicina di precisione in dermatologia.
L’idea di fondo è trasformare un sintomo spesso sottovalutato in una priorità clinica da affrontare con strumenti sempre più avanzati e personalizzati. Anche perché non esiste un prurito identico per tutti: a parità di diagnosi, pazienti diversi possono infatti presentare meccanismi biologici differenti, condizionati da variabili come età, sesso, comorbilità, terapie concomitanti e caratteristiche genetiche, e conseguenze fisiche e psicologiche diverse.
“In dermatologia stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma: non trattiamo più solo il sintomo, ma il paziente nella sua specificità biologica – sottolinea il prof. Paolo Amerio, Professore ordinario di Dermatologia e Venereologia, Clinica Dermatologica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e Presidente del 99° Congresso Nazionale SIDeMaST – La medicina di precisione ci consente di individuare i meccanismi alla base del prurito e di intervenire con terapie sempre più mirate ed efficaci”.
Oggi sappiamo che il prurito cronico non è solo un sintomo fisico. “Il prurito non colpisce solo la pelle, ma l’intera sfera emotiva e relazionale della persona – spiega il dott. Roberto Maglie del Dipartimento di scienza della salute, Sezione di Dermatologia, Università degli studi di Firenze – Può favorire ansia e depressione in circa il 20% dei pazienti, compromettere il sonno nel 60% dei casi e generare un forte disagio psicosociale, fino a fenomeni di stigmatizzazione e isolamento, poiché richiama nell’immaginario collettivo un’idea di contagio. Un circolo vizioso amplifica il distress psicologico e peggiora ulteriormente la qualità della vita e rende ancora più complessa la gestione clinica”.