Studio: dopo il lockdown più melanomi gravi e diagnosi tardive

23 settembre 2020 – Finito il periodo di lockdown la tendenza è quella di riscontrare più melanomi gravi e nuove diagnosi tardive. E’ quanto hanno evidenziato i ricercatori dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma in uno studio pubblicato sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology. La ricerca è stata svolta analizzando i dati prima, durante e dopo il periodo di chiusura’ nazionale per emergenza da Covid-19. All’inizio di giugno sono stati riscontati numerosi nuovi casi di melanomi di grado severo. Nei 158 giorni del periodo dello studio, sono stati 237 i nuovi casi di melanoma riscontrati. Il numero medio di nuove diagnosi è stato 2,3 al giorno nella fase pre-lockdown (in linea con le nuove diagnosi giornaliere osservate nel 2018 e nel 2019 dall’Istituto), 0,6 durante il lockdown e 1,3 subito dopo il lockdown (fino al 6 giugno, data di chiusura dello studio).

“Con questa ricerca – afferma Damiano Abeni, responsabile Unità di Epidemiologia, Registri, Clinical Trial Center, Statistica dell’Idi – abbiamo voluto verificare se il lockdown italiano potesse aver causato un ritardo diagnostico delle nuove diagnosi di melanoma e abbiamo osservato un aumento significativo della gravità dei nuovi casi di melanoma diagnosticati dopo la fine del lockdown. Questo aumento è stato evidente sia per quanto riguarda lo spessore di Breslow (che nel melanoma rappresenta il principale fattore prognostico), sia per le caratteristiche cliniche delle lesioni (con una maggiore proporzione di melanomi nodulari, ulcerati e/o con una componente di crescita nodulare), essenzialmente con un raddoppio dei valori per queste tipologie di melanoma”.

Tuttavia, la percentuale di melanomi meno severi (in situ) non è cambiata nelle tre fasi pandemiche (circa 24%) ed è molto vicina ai valori osservati per il 2018 (23%) e per il 2019 (26%). Questo dato potrebbe essere spiegato dal fatto che proprio i pazienti con melanomi più severi abbiano ritardato lo screening cutaneo durante il lockdown sottovalutando la gravità del problema. Il ritardo diagnostico ha riguardato prevalentemente uomini di età pari o superiore a 50 anni.

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